Ridateci il Maestro Manzi

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C’è stato un tempo dove il nostro paese sapeva innovare, facendosi materiale artefice del progresso intellettuale ; il gadget tecnologico degli anni 50 e 60 prendeva il nome di televisione, ogni famiglia, complici di un benessere crescente ambiva a possederne uno, portando l’intrattenimento nel proprio salotto.

In una nazione in larga parte analfabeta il nostro servizio pubblico si senti moralmente responsabile di utilizzare l’allora modernissimo mezzo televisivo come strumento di emancipazione popolare; da questo progetto di democratizzazione nacque la prima trasmissione televisiva scolastica che prese il nome di “Non è mai troppo tardi” condotta dal Maestro Manzi, che con eloquio semplice e diretto insegnò a un paese a leggere e a scrivere.

Possiamo avventurarci ad affermare che il Maestro Manzi nel suo piccolo fu promotore del boom economico degli anni 60 dando ad un popolo i mezzi per partecipare da protagonisti alla nuova società che si stava creando; per porsi nell’ottica basti pensare cosa sarebbe accaduto se un contadino dell’epoca non fosse stato in grado di compilare un assegno o capire una cambiale, l’economia stessa non avrebbe potuto espandersi.

Oggi come ieri il nostro tempo ci impone un salto qualitativo nell’evoluzione intellettuale di una nazione, una nuova forma di analfabetismo colpisce il nostro paese , prendendo il nome di “analfabetismo informatico”, ovvero l’incapacità delle persone di operare mediante un computer, di leggere, scrivere e reperire criticamente informazioni in internet.

Questa nuova forma di ignoranza funzionale rappresenta una minaccia celata per il nostro paese, l’Istat dipinge a tinte fosche una nazione dove 4 persone su 10 non hanno mai avuto accesso alla rete, pertanto emarginati dal nuovo mondo che va profilandosi.

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Un cittadino senza padronanza del nuovo mezzo non sarà in grado di interfacciarsi in maniera virtuosa con la pubblica amministrazione (basti pensare all’obbligo per le imprese ed artigiani di possedere un recapito digitale, chiamato PEC), non sarà in grado di reperire nuove informazioni e stimoli per accrescere la propria attività, non potrà operare in maniera veloce e ottimizzata con il sistema bancario, sottraendosi inoltre al nuovo modello economico che vede sempre più la rete come mezzo principe per le transazioni commerciali ( pensiamo solo all’ultima volta che abbiamo prenotato un albergo o preso in affitto un auto senza passare da internet).

Quanto esposto è solo la punta di quanto sta emergendo, occorre pertanto riportare sui banchi di scuola (virtuali) un popolo, per renderlo nuovamente parte attiva del tessuto sociale della nostra comunità ora non più chiusa entro i confini nazionali.

Ognuno con i suoi tempi e mezzi , ma insieme verso il futuro, senza un giudizio, perché come scriveva il Maestro Manzi sulle pagelle dei suoi allievi ogni studente “fa quel che può, quel che non può non fa”.

 

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