La maschera triste di Eisenhower, generale vittorioso e repubblicano moderato

Il Generale

“Siete sul punto di imbarcarvi per un’impresa della più alta importanza. Gli occhi del mondo sono fissi su di voi. Il vostro compito è tutt’altro che facile, il nemico combatterà duramente. Ho piena fiducia nel successo. Nostro scopo è la completa vittoria.”
Il più semplice tra i discorsi nella storia fu anche uno tra i più incisivi, e a pronunciarlo fu un uomo umile, conscio della sua fallibilità, che si era ingegnato all’occasione anche per un’orazione sotto le righe in caso di sconfitta nella quale, eventualmente, si sarebbe preso tutte le responsabilità del caso: “Le truppe, l’aviazione e la marina hanno mostrato tutto il coraggio e la devozione possibili. Se c’è un errore o una colpa nell’attacco è soltanto mio.” Protagonista memorabile nella Seconda Guerra Mondiale, il futuro statista non aveva avuto vita facile all’interno del Comando degli Alleati e si era scontrato più volte con Montgomery e Patton, due Generali che già rivaleggiavano tra loro e che avevano un carattere tutt’altro che affabile. Lui invece, Dwight David Eisenhower, tenne quel contegno di morigeratezza e freddezza che lo caratterizzò per tutta la vita come uomo, come militare in Guerra e come uomo di Stato in tempo di pace.

Prima di darsi alla Casa Bianca per ben due mandati Eisenhower ebbe una carriera militare di tutto rispetto ma si diceva- e questa è forse una leggenda- che da uomo marziale puro a lui della politica non importasse nulla, assolutamente nulla e che le urne per lui fossero un luogo poco bazzicato. A contenderlo furono entrambi i Partiti d’America, ma alla fine se lo accalappiarono i Repubblicani qualche anno dopo la chiusura della Guerra, nel 1953, e lo portarono in auge con il più semplice e banale degli slogan, “I like Ike”, perché Ike era il suo soprannome. Sembrava un tipo taciturno, tutto fatti e poche parole e in effetti non aveva il volto carismatico e aggressivo che trasuda la virilità sagace e maschia tipica dei grandi condottieri, eppure rimanendo nell’ombra riuscì nella vita in tutto. Come Generale e come Presidente.

Progressivismo e Civil Rights Act

Eisenhower apparteneva a quel raro gruppo di repubblicani che somigliava più ai vecchi militanti del GOP che non ai nuovi, si prodigò in politiche che potevano essere considerate di sinistra, nonostante fosse un conservatore. Fu ad esempio un ammiratore del New Deal, e nel 1957 utilizzò addirittura l’esercito per permettere che studenti afroamericani potessero fare il loro ingresso in un Liceo in Arkansas. Uomo e politico moderato, si tenne sostanzialmente sempre su posizioni centriste. A conti fatti, aveva la fisionomia di un conservatore per via della divisa che aveva portato, ma il suo intimo sembrava dire che, nonostante le apparenze, non era un uomo nato per fare la Guerra e questo è un paradosso se si considera la sua carriera. Al tempo dei suoi due consecutivi mandati, tra Repubblicani e Democratici ancora si confondevano le acque nel definire i ruoli di progressismo e conservatorismo, e solo da Nixon in poi il GOP si sarebbe delineato come un Partito di Destra occidentale per eccellenza. Il libero mercato, che non fu messo in discussione sotto i suoi due mandati, fu farcito anche di istanze sociali non indifferenti. Ma la grande conquista della sua opera politica fu caratterizzata dal Civil Right Acts del 1957, volto a garantire il diritto di voto agli afroamericani. L’opposizione democratica fu estenuante, vertiginosa. Negli anni Cinquanta il clima negli Stati Uniti s’era arroventato: era nato il maccartismo e il comunismo divenne come un’ombra da inseguire, una maledizione, un’ossessione. L’America perse la testa, Eisenhower si mantenne su una posizione non oltranzista. Al tempo dei suoi due consecutivi mandati, tra Repubblicani e Democratici ancora si confondevano le acque nel definire i ruoli di progressismo e conservatorismo, e solo da Nixon in poi il GOP si sarebbe delineato come un Partito di Destra occidentale per eccellenza. Il libero mercato, che non fu messo in discussione sotto i suoi due mandati, fu farcito anche di istanze sociali non indifferenti. Ma la grande conquista della sua opera politica fu caratterizzata dal Civil Right Acts del 1957, volto a garantire il diritto di voto agli afroamericani. L’opposizione democratica fu estenuante, vertiginosa. Negli anni Cinquanta il clima negli Stati Uniti s’era arroventato: era nato il maccartismo e il comunismo divenne come un’ombra da inseguire, una maledizione, un’ossessione. L’America perse la testa, Eisenhower si mantenne su una posizione non oltranzista.

Un uomo tranquillo​

Nacque in Texas nel 1890 da una famiglia di origine tedesca trapiantata negli USA nel Settecento, ma poi fu l’Arkansas la sua terra. Frequentò West Point, come nel più classico degli idilli. Era il terzo di sette figli e ne ebbe due nella vita adulta di genitore; si sposò giovane, ventiseienne. Uno tra i figli morì dopo quattro sole primavere, e questo lo segnò per sempre: forse Ike portava nel suo volto triste la mestizia del padre che aveva perduto un figlio. Si mise anche a dipingere, avanti negli anni e rinnegò la guerra che lo aveva reso un mito e una leggenda in tutto il mondo, riconoscendone l’idiozia di fondo. È un paradigma della storia: uomini che sono stati sotto le armi e ne conoscono gli orrori sono i primi a vederne i limiti. Si sarebbe opposto volentieri all’uso della bomba atomica. La guerra intesa come interesse commerciale dell’industria bellica fu anche il bersaglio del suo coraggioso discorso di addio a una Nazione che anche la sua serietà aveva contribuito a fare più forte di quanto già non fosse. Nel ’55, a pochi anni dalla sua prima elezione, trascorse due mesi in ospedale per un attacco cardiaco e forse tra le cause possono anche annoverarsi i suoi tre pacchetti di sigarette al giorno, che lo rendevano un fumatore accanito. A sostituirlo fu Nixon, che anni dopo cambierà le sorti del Partito Repubblicano negli USA, anche se si farà conoscere più per lo scandalo Watergate che non per le sue reali politiche. Questa assenza di un paio di mesi in piena Guerra Fredda non gli negò, comunque, di essere rieletto per un mandato poco tempo dopo.
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