Radicali, gaullisti e lepenisti, il cinema europeo dei salotti alternativi

Gli attori e i registi- e in generale uomini e donne d’arte- che hanno fatto politica attivamente a destra in Europa sono relativamente molto pochi, se confrontati con i conservatori americani, sempre in minoranza nell’ arco dei divi statunitensi politicamente schierati, ma comunque più massicci dei colleghi conservatori europei. Più che di destra, alcuni tra questi sono stati in realtà dal pensiero o dalle posizioni anarchiche, spesso personaggi sui generis o comunque avversi ai canali della sinistra, tradizionalmente santa patrona delle arti.

Tra i grandi interpreti italiani che hanno sempre fatto discutere per il proprio orientamento politico il più noto è Giorgio Albertazzi, assurto al rango di divo internazionale specialmente per il teatro, ma anche eccelso e raffinato attore di televisione che cinefili e amanti della sceneggiatura messa in immagini ricordano in ruoli cruciali ne L’idiotaL’anno scorso a Marienbad Eva di Joseph Losey. Complesso come artista, Albertazzi lo è stato anche come uomo e pertanto è difficile incasellarlo in una logica politica ferrea. 

Aderì giovanissimo alla Repubblica Sociale italiana senza mai rinnegare il gesto e alcune sue dichiarazioni hanno sempre fatto scalpore, specialmente quella sui partigiani che appariva nella sua autobiografia: “forse non dovrei dirlo, non sta bene!, ma io i partigiani li ho sempre visti scappare, le poche volte che li ho visti.”; e anche su Piazzale Loreto non ha avuto un’opinione poi tanto divergente: “fu solo macelleria messicana”.  

Non è mai stato di sinistra, ma si è definito sempre “non di destra” Albertazzi, le cui scelte in politica sono sempre state libertarie e un po’ contraddittorie: ammirava l’anarcofascista Pavolini, non volle entrare nel MSI, appoggiò Pannella, ha votato anche Renzi.  

Altri dissidenti storici ed estranei al circuito della sinistra sono stati Pasquale Squitieri- autore tra le altre cose di un film su Franco Zeffirelli, elogiato per questo da Roberto Gervaso che lo ammirava in quanto non allineato.

In Francia i “dissidenti”, quelli che non si sono allineati al progressismo né tantomeno alla linea che ruotava intorno al Partito Socialista, sono più numerosi degli italiani. Questo anche perché il Paese transalpino è storicamente più attivo del nostro, indipendentemente dal fatto che sia impegno da una parte o dall’altra.

Brigitte Bardot, della quale il quarto marito è stato vicino al Front National, non aveva mai fatto outing di sostenere Marine Le Pen fino a qualche anno fa, quando si è dichiarata. È sempre stata di destra e questo non è un segreto per nessuno, ma ha virato verso il Front soltanto negli ultimi anni. In realtà è storicamente nota per le sue ataviche battaglie animaliste più che per quelle strettamente politiche, ma negli anni recenti il suo impegno anti-islamico è diventato iconico. La Bardot ricorda un’altra Francia e la sua deriva islamofoba ha contribuito a creare in lei l’immagine- forse un po’ iperbolica- di donna intollerante, ma è in parte comprensibile che un’icona dell’emancipazione femminile dai tardi anni Cinquanta si spenda oggi con una tale vis polemica verso l’islamismo più reazionario.

Gerard Depardieu è un altro che più che essersi dichiarato su particolari questioni è sempre stato polemico verso la sinistra, specialmente riguardo la vessazione fiscale che l’ha portato ultimamente a cambiare residenza, in forte contrasto con la sua patria francese.. Celebre fu la battuta in cui disse: “voi registi italiani siete tutti comunisti, però avete case dappertutto.”

Maurice Ronet, il bel disincantato del cinema francese che morì prematuramente di cancro, fu vicino alla Nouvelle Droite e iscritto all’Associazione degli amici di Robert Brasillach, il critico cinematografico fascista che morì fucilato. Il suo più celebre ruolo è d’altronde quello di Alain Leroy, il protagonista di Fuoco fatuo di Louis Malle tratto da un romanzo di Pierre Drieu La Rochelle, noto autore fascista, narratore del disincanto e dell’estetica della morte.

Il portavoce del conservatorismo nel panorama europeo occidentale è però Alain Delon, un eretico a diciotto carati. Ribelle per vocazione, è sempre stato schierato a destra e l’ha fatto con toni ed esternazioni che specialmente nei tempi più recenti hanno raggiunto le vette del politicamente scorretto con asserzioni pesanti e fuori luogo quali “i gay sono contronatura”, che fanno pensare a una senilità tormentata, poco serena. Con Brigitte Bardot è sostanzialmente il rappresentante di una vecchia idea di Francia, ormai tramontata.

È ridicolo polemizzare contro una persona che dice che la Francia è un Paese di razza bianca.Il Kenya è un Paese bianco? No, lì le persone sono nere. E allora? Qual è il problema?

Parimenti fece scalpore nel dire: “È ridicolo polemizzare contro una persona che dice che la Francia è un Paese di razza bianca.Il Kenya è un Paese bianco? No, lì le persone sono nere. E allora? Qual è il problema?”, per difendere un’esternazione di Nadine Morano che aveva detto nel Settembre 2015, citando De Gaulle, che “la Francia è un paese giudaico-cristiano di razza bianca”. Ma la lista sarebbe lunga e Delon, gaullista di ferro ai tempi come uno tra i grandi registi che l’hanno formato- Jean Pierre Melville- non si è mai risparmiato anche negli endorsement. Ospite a Ce soir (ou jamais !) da Frederic Taddei rinfrnacò con naturalezza anni fa quello che è da sempre il suo ideale politico, che ha convissuto in lui però con enormi contraddizioni: Delon fu con Jean Gabin, tra le altre cose, il protagonista di Deux homme dans la ville (1973), un film palesemente contro la pena di morte, ma si è sempre dichiarato favorevole alla pena capitale (come De Gaulle). E le sue amicizie sono state trasversali, da registi dichiaratamente comunisti a personaggi politici quali Jean-Marie Le Pen, che certamente militava più a destra di lui. Soltanto una tra le tante contraddizioni di un personaggio provocatore per natura.

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